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trimestrale delle teconologie e dei prodotti sostenibili per l'involucro casa
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Tetto e Pareti in Legno - Settembre 2008 N. 10 Anno 3 - Settembre 2008

CONTA LA CULTURA DEL FUTURO NON QUELLA DEL PRESENTE

Nel mese di agosto due notizie, quasi concomitanti ma stranamente legate tra di loro, hanno attirato la mia attenzione: la prima è un articolo, pubblicato su un quotidiano economico, in cui leggevo dell'iniziativa della Confindustria che ha incaricato la Fondazione Mattei (Gruppo ENI) a condurre un programma di ricerche in grado di prevedere, in base a metodi scientifici, l'evoluzione della globalizzazione nei prossimi quindici anni e fornire alle imprese scenari di sviluppi possibili. La seconda è quella relativa alle 20.000 nuove case previste dalla manovra Tremonti in arrivo nel 2009. La prima notizia, che di per sè avrebbe dell'epocale per l'Italia, ha un significato particolare esclusivamente per le cause che l'hanno generata. La presidente Emma Marcegaglia ha capito, al contrario della classe politica, (compresa forse quella attualmente al Governo?), che il paese soffre da troppi anni di una insufficiente, se non assente in certi casi, cultura del futuro. Tutti i settori legati allo sviluppo di un paese, come ad esempio la viabilità, le fonti energetiche alternative o i consumi quale conseguenza della globalizzazione del pianeta, non sono mai stati supportati da una ricerca pianificata a lungo termine da almeno trenta/cinquanta anni. Ciò ha generato, per esempio, anche i ritardi nella realizzazione delle grandi opere previste dalla legge Obiettivo, le cui direttrici di comunicazione sempre più utilizzate dai trasporti su gomma, sono diventate le più trafficate e le più pericolose d'Europa. Esse fanno perdere milioni di euro allo stato in costi sociali per gli incidenti che avvengono e alle aziende per i tempi di percorrenza. Queste direttrici, se non le strade statali stesse, sono ancora quelle tracciate al tempo dell'impero romano.

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l'editoriale di Gianni Cecchinato
DIRETTAMENTE DALLE AZIENDE
BALLON E PLATFORM: SISTEMI COSTRUTTIVI INDUSTRIALIZZATI
Erano nati per i pionieri del Far West americano che avevano la necessità di edificare nuovi insediamenti in tempi veloci. La carenza di mano d'opera specializzata in grado di realizzare strutture complessie e l'abbondanza di legno reperibile in loco favorirono queste tipologie costruttive

a cura di Cristina Benedetti e Vincenzo Bacigalupi


Nei primi decenni del XIX secolo si verificò la "conquista" del continente nord-americano, da Chicago alla costa del Pacifico. In termini storici la "conquista" di un territorio comporta normalmente il concetto di guerra, più o meno lunga, più o meno combattuta, cioè di "conquista armata". Nel Nord America la "conquista" fu un fenomeno prevalentemente economico e psicologico. Gli immigrati dal continente europeo, localizzati sulla costa orientale, avevano dinnanzi la sconfinata estensione di terre sconosciute e scarsamente abitate di cui erano note o intuite le straordinarie ricchezze. I coloni - che forse sarebbe più appropriato chiamare "pionieri" - ebbero ben chiara, fin dall'inizio, l'aspirazione di spostare sempre più a ovest la "frontiera". E questo spirito di "frontiera" diede alla marcia verso occidente il senso di una immensa avventura ed ai suoi protagonisti quello spirito avventuroso, ottimista, talvolta spregiudicato che è stato esaltato - talvolta fuori misura - dal cinema e dalla letteratura. Il flusso dei pionieri aumentò vertiginosamente nei primi decenni del secolo XIX, dalle poche migliaia del 1787, e tale flusso varcò i monti Appalacchiani e dilagò da un lato nel Kentucky e nel Tennessee, dall'altro nella zona dei grandi laghi, fino nell'Ohio, nell'Indiana e nell'Illinois, per giungere alle grandi vallate del Mississippi. Questi pionieri portavano con sé il retaggio della cultura civile e religiosa europea e la convinzione che tale cultura fosse qualitativamente la più degna e la più avanzata e quindi che le popolazioni autoctone fossero barbare e incolte. Tali popolazioni (che si calcola contassero circa 1 milione di unità quando iniziò la marcia verso ovest), sparse su una superficie di oltre 9 milioni di km2 furono scacciate dai loro territori e quindi gradatamente sterminate, mediante un gigantesco genocidio che oggi la storia condanna molto severamente.
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PONTI IN LEGNO: SI RINNOVA LA SFIDA


a cura di Umberto Barbisan


I ponti in legno stanno incontrando rinnovato interesse in vari contesti ambientali, non solo quelli montani, sia per le qualità formali sia per la possibilità di risolvere eterogenee situazioni grazie alla ridotta massa volumica del materiale e alla possibilità di fabbricare in stabilimento grandi elementi da assemblare in sito. Inoltre i ridotti tempi di esecuzione comportano, ovviamente, vantaggi economici; quindi il successo dei ponti in legno appare assicurato. Però la progettazione di tali strutture esige accurate cautele nella scelta della concezione strutturale e dei dettagli costruttivi per garantirne affidabilità e durabilità. Come noto, funghi, muffe e insetti si diffondono nel legno umido, i raggi ultravioletti, a lungo andare, deteriorano il materiale, la vegetazione spontanea comporta ulteriori incognite. I prodotti per la protezione del legno certamente migliorano la durabilità ma la storia insegna l'ineluttabilità di particolari stratagemmi per proteggere le strutture portanti principali e accortezze per ridurre il rischio derivato dall'umidità. I ponti coperti presenti in Europa, come in Nord America e anche in estremo Oriente, testimoniano intelligenze costruttive per proteggere il legno e suggeriscono soluzioni per la sostituibilità delle parti più precocemente deteriorabili; le coperture evitano il deposito e ristagno della neve, come dell'acqua meteorica, i rivestimenti in tavolato sostituibili, i sistemi di incastro tali da permettere la sostituzione per parti, etc, dimostrano le capacità degli antichi carpentieri. Il precetto di manutenzione appare così avanzato in talune costruzioni storiche al punto che era possibile sostituire, per parti, l'intero ponte senza smontarlo completamente. Ciò significava non solo "sovradimensionare" gli elementi resistenti principali ma anche concepire una configurazione strutturale tale da permettere lo smontaggio, per parti, senza interessare la completa struttura. Sulla durabilità dei ponti lignei le differenze sono così estese da non potersi stilare un'organica tassonomia; ci sono stati casi di ponti, malamente realizzati, completamente degenerati nell'arco di una quindicina d'anni (a volte anche meno) ed esempi di ponti rimasti efficienti per alcuni secoli, seppure oggetto di costante manutenzione.
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LA FLESSIBILITA' DEL LEGNO LAMELLARE
Un'opera di grande impegno ingegneristico in grado di valorizzare un'area industriale in armonia con l'ambiente circostante

a cura di Giorgio Bignotti


Il nuovo attraversamento del fiume Calore in località Valentino (BN) nasce da un'idea del Consorzio ASI di Benevento: realizzare un'opera di grande valore architettonico e ingegneristico capace di valorizzare l'area industriale gestita dal consorzio stesso e di inserirsi con armonia nel contesto ambientale circostante. Quest'ultimo obiettivo non è stato di facile raggiungimento considerato che l'area è d'interesse sia industriale sia archeologico. A questo si aggiunge il rispetto che il fiume Calore esige. La difficile quadratura del cerchio si è ottenuta soprattutto grazie alla flessibilità d'impiego e alle caratteristiche di compatibilità ambientale del materiale strutturale che è la vera rivelazione degli ultimi 30 anni di costruzioni civili in Italia: il legno lamellare. In questa realizzazione di notevole impegno strutturale il lamellare ha reso possibile il dialogo simultaneo con il passato, rappresentato dal ponte romano in muratura, ed il futuro, rappresentato dalla nuova zona industriale e dalla modernissima sede del Consorzio di Sviluppo Industriale di Benevento, inaugurata di recente. A questo ruolo di cardine, egregiamente svolto dal materiale da costruzione più antico, reso attuale dalle moderne tecnologie, si aggiunge l'origine organica che consente al legno di inserirsi in qualsiasi contesto naturale con il miglior approccio possibile. Se a questi principi si aggiunge una progettazione sensibile, capace di utilizzare correttamente il legno con gli altri materiali da costruzione (che meno nobili non sono), nel rispetto delle leggi della statica e dell'armonia formale, allora il risultato è certo. L'azienda HOLZBAU SUD spa di Calitri (AV), for te dell'esperienza di costruzione di altri ponti di grande luce, ha potuto offrire alla Committenza capacità ingegneristiche complessive e conoscenza specifica del legno lamellare, che le hanno consentito di dare un grande contributo alla realizzazione dell'opera già durante la progettazione.
L'IMPRESA BRESCIANA FA SHOPPING IN GERMANIA
TECSOL HOLZTECHNIK rileva un'impresa tedesca, investe capitali italiani e rilancia una produzione di qualità elevata

a cura di Almerico Ribera


In questi ultimi cinque anni la concorrenza sul mercato italiano del legno si è fatta più aspra. Gli austriaci, tradizionali fornitori di segati di conifere al nostro Paese si sono trasformati in fornitori di prodotti finiti e puntano ad aggirare i tradizionali distributori e commercianti di legname attraverso nuovi canali di vendita. Non c'è quindi soltanto la minaccia Cina che fa il bello e il cattivo tempo in Africa e in Asia - continenti dai quali importiamo sempre meno tronchi - ma ci sono anche Austria e Germania ad agitare le acque del mare dei prezzi, reso già tempestoso dagli uragani che hanno abbattuto milioni di alberi. Allora andiamo a sentire i nostri imprenditori che sul mercato ci sono, e sono chiamati a restarci, per capire quali sono le loro preoccupazioni, sia sul versante della congiuntura economica italiana chediventa di giorno in giorno più spinosa, sia su quello della concorrenza fra imprese europee che producono legno lamellare per edilizia. Andiamo a Hermsdorf, in Germania, ai confini con l'est europeo. Hermsdorf è una cittadina immersa nel verde e nei boschi di abeti e di pini che sorgono all'estremo lembo orientale della Turingia, nell'ex DDR. La regione è attraversata da ampie autostrade che portano a Berlino e a Dresda, ombreggiate da foreste che arrivano fino in Cechia, esempio dello straordinario sforzo economico della nazione. A Hermsdorf, qualche anno dopo la caduta del muro di Berlino dell'inverno del 1989, un'impresa tedesca aveva costruito un impianto per la produzione di travi lamellari diritte e curve per il mercato locale in pieno rinnovamento edilizio. Esaurita però la ventata degli aiuti di Stato, fra il 2000 e il 2002 è entrata in crisi finanziaria ed ha dovuto dichiarare fallimento. Battista Albertani, imprenditore bresciano molto attento al mercato internazionale non si è lasciato sfuggire l'occasione. È volato in Germania, ha partecipato all'asta per la vendita degli impianti - che in un primo momento avrebbe voluto smontare e portare in Italia - ha vinto la gara fra mille difficoltà e, considerata la dislocazione dell'azienda tedesca immersa nelle foreste di abete rosso - in posizione geografica ideale per rilanciare la sfida all'Europa, ha cambiato idea e ha pensato di riorganizzare azienda e produzione in Turingia. Riunito il Consiglio di amministrazione di TECSOL e ARCH LEGNO spa, che fanno capo all'INDER spa, la holding di famiglia, ha deciso di non perdere tempo e rimboccatosi le maniche ha predisposto un progetto decisamente audace: produrre in Germania.
QUERCIA BIANCA AMERICANA PER L'OPERA DI OSLO
Il più grande edificio culturale costruito in Norvegia dopo la Cattedrale Nidaros di Trondheim

a cura di Ginevra Raimo


Il nuovo Teatro dell'Opera di Oslo, inaugurato il 12 aprile scorso con una grande Serata di Gala alla presenza di Rappresentanti della Casa Reale norvegese, è il più grande edificio culturale costruito in Norvegia dopo la Cattedrale Nidaros di Trondheim (c.1300). Il Teatro dell'Opera e del Balletto, fondato nel 1957, rappresenta infatti la principale istituzione per le arti musicali e teatrali, è un importante simbolo della Nazione ed esprime il ruolo chiave che l'opera e il balletto svolgono nella società. Il nuovo Teatro dell'Opera rientra nel progetto la "Città del fiordo" che prevede la realizzazione di un quartiere residenziale e commerciale sul Fiordo di Oslo. Lo studio di architetti Snűhetta ha avuto l'incarico di costruire il nuovo teatro dopo aver vinto un concorso internazionale di progettazione indetto dal Ministero per gli Affari culturali ed ecclesiastici. La costruzione della struttura, prima realizzazione nell'ambito del programma di trasformazione dell'area, è stata deliberata nel 1999 dall'Assemblea Nazionale Norvegese con l'obiettivo di realizzare sul mare un monumento: l'opera rappresenta in effetti un gigantesco iceberg che emerge dalle acque. I lavori sono iniziati nel 2003 e il 7 gennaio 2008 l'istituzione si è trasferita nel nuovo edificio in Kirsten Flagstads plass 1, sul fiordo di Oslo. L'edificio copre un'area equivalente a quella di quattro campi di calcio internazionali e dispone di ben 1100 vani suddivisi in varie aree. La costruzione ha una superficie lorda di 38.500 m2 ed è costata 4 miliardi di corone. All'interno vi sono 1100 stanze e sono impiegate 600 persone, divise in 50 professioni.
SISTEMI DI CONNESSIONE VISTI IN UN'OTTICA SPERIMENTALE
Attivata una campagna di sperimentazione sui sistemi di giunzione, dall'Università di Trento (Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Strutturale) e l'azienda altoatesina Rotho Blaas, con l'obbiettivo di confrontare i risultati con i modelli proposti dalle normative vigenti

a cura di Albino Angeli


I collegamenti tra elementi strutturali lignei rivestono una fondamentale importanza nell'approccio di calcolo agli stati limite per le strutture in legno. Questo lo si deduce osservando che il comportamento del legno soggetto a flessione è di tipo elasto - fragile e quindi risulta molto importante conferire duttilità attraverso le giunzioni sfruttando le caratteristiche elasto - plastiche degli elementi di collegamento che dovranno essere sicuramente di tipo metallico con buone caratteristiche deformative. A livello teorico nei libri di testo specializzati in materia si possono trovare tutti i riferimenti teorici per analizzare tale problematica e nelle normative inoltre ci sono tutte le formule per affrontare in sicurezza tale verifica. Le domande che moltissimi progettisti si pongono sono: ma sperimentalmente cosa succede? Le formule teoriche tengono conto dei reali fenomeni che avvengono all'interno della giunzione? Per dare una risposta a queste domande una collaborazione scientifica e di ricerca tra il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Strutturale dell'Università degli Studi di Trento (prof. Maurizio Piazza e ing. Roberto Tomasi) e l'azienda altoatesina ROTHO BLAAS srl svolta presso il Laboratorio di Prove Materiali e Strutture della Facoltà di Ingegneria del medesimo Ateneo ha portato ad effettuare un'ampia campagna sperimentale sui sistemi di giunzione con l'obbiettivo di confrontare i risultati con i modelli proposti dalle normative vigenti. In particolare sono stati testati gran parte degli elementi di giunzione esistenti in commercio sia a gambo cilindrico che di superficie ed in particolare viti auto filettanti sia normali che a doppio filetto, tirafondi, chiodi, bulloni, spinotti di acciaio e di legno, connettori metallici ad anello (appel) e connettori metallici a piastra dentata (geka e bulldog); in totale, in questa prima serie di prove, sono state svolte oltre 150 prove sperimentali e sono stati sviluppati due lavori di tesi (studenti: Andrea Malatesta ed Alessandro Crosatti). Con un numero così elevato di dati sperimentali è possibile solo, in questo articolo, sintetizzare alcune riflessioni certamente non esaustive; tuttavia si possono affrontare alcune tematiche relative ai sistemi di giunzione più diffusi ed in particolare le viti auto foranti, gli spinotti di acciaio e di legno ed i bulloni.
IN VIGORE LE NORME PER MATERIALI E PRODOTTI DA COSTRUZIONE IN LEGNO
Con il decreto è attiva dal 3 agosto 2008 la normativa riguardante l'edilizia a base lignea, ma i valori da utilizzare nelle verifiche strutturali agli stati limite ultimi

a cura di Alberto Zamatteo Gerosa


Lo scorso 2 luglio 2008 è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale n°153 il Decreto del Ministero delle Infrastrutture 6 maggio 2008 recante l'integrazione al D.M. 14 gennaio 2008. Si ricorda che il decreto di approvazione delle "Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni" venne approvato lo scorso 04 febbraio escludendo le tabelle 4.4.III e 4.4.IV ed il Capitolo 11.7, in riferimento al parere circostanziato emesso dall'Austria secondo il quale la misura proposta avrebbe potuto creare ostacoli alla libera circolazione dei servizi o alla libertà di stabilimento degli operatori di servizi nell'ambito del mercato interno. (vd. "Uscite le nuove Norme Tecniche" pagg 66/67 TPL n° marzo 2008) Il decreto d'integrazione del 06 maggio è stato emanato dal Ministero delle Infrastrutture conseguentemente alla sua risposta inviata alla commissione europea in data 15 febbraio 2008 ed alla quale la stessa commissione non diede nessun ulteriore seguito sino alla scadenza del termine ultimo fissato il 20 marzo scorso. Con il decreto entrano quindi in vigore dal 3 agosto 2008 (30 giorni dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale), il capitolo 11.7 riguardante i materiali ed i prodotti da costruzione a base di legno ed inoltre le due tabelle riportanti i valori di ym e kmod da utilizzare nelle verifiche strutturali agli stati limite ultimi. In pagina 74 si riporta il testo integrale del decreto.
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LA CASA IN LEGNO A REGOLA D'ARTE
Tempi di realizzazione contenuti, immediata fruibilità della struttura, grazie soprattutto alla "tecnologia costruttiva a secco", priva di calcestruzzi per murature e malte per intonaci, riduzione del consumo energetico

a cura di Marzia Zanchin


Il legno, materiale vivo e naturale, sta riscontrando negli ultimi anni grande attenzione da parte di progettisti e costruttori per le sue ottime caratteristiche termiche, un'elevata resistenza e flessibilità. L'edificio proposto dall'azienda GROSSO srl LEGNOARCHITETTURE di Meolo (Venezia), specializzata in coperture e strutture in legno, è una realizzazione basata su tecniche costruttive innovative in grado di rispondere positivamente a diversi e importanti obiettivi. Forte riduzione dei consumi energetici (classificazione in Classe A, secondo il protocollo CASACLIMA di Bolzano) e un'ottima qualità dell'aria degli ambienti interni in virtù della traspirabilità dell'involucro. Tempi di realizzazione contenuti e un'immediata fruibilità della struttura dovuta soprattutto alla "tecnologia costruttiva a secco", priva cioè di calcestruzzi per murature e malte per gli intonaci che necessitano inevitabilmente di periodi più o meno lunghi d'asciugatura. Molto buona risulta anche la qualità acustica grazie allo studio di specifiche stratigrafie delle pareti e del solaio, come la qualità dell'illuminazione naturale interna garantita dall'utilizzo di "serramenti in copertura". Il sistema costruttivo adottato è a pannelli portanti costituiti da telai in abete. Nello specifico, l'irrigidimento del sistema a pannelli portanti è assicurato da un tavolato posto a 45° non a vista. Un elevato grado di prefabbricazione, consentito dalla costruzione in azienda degli elementi parete e solaio con i fori dei serramenti già predisposti, permette, infine, un contenimento della durata reale del cantiere garantendo, inoltre, maggiori condizioni di sicurezza. I materiali adottati sono totalmente naturali, come il legno massiccio di abete, utilizzato sia per la realizzazione dei telai e delle pareti con montanti e traversi di sezione 6 x16 cm, sia per il controventamento dei telai stessi con l'uso delle tavole maschiate di spessore 20 mm chiodate e disposte a 45°.
AL CASTELIER L'OSPITALITA' È RIGOROSAMENTE BIO
Un albergo in Val di Fiemme, con solo sette suites, realizzato con materiali sostenibili e certificati è candidato all'Ecolabel, la certificazione europea per il risparmio energetico

a cura di Franco Carraro


l progetto per questo albergo, centro wellness, è stato realizzato in un'area completamente immersa nel verde di una zona boschiva e prativa ai limiti del borgo di Panchià, nella valle di Fiemme in Trentino. L'intervento ha visto la realizzazione ex novo di una struttura turistico-ricettiva di piccole dimensioni, composta principalmente da 7 suite con relativi spazi accessori e residenza del gestore. Una prima particolarità è data dalla notevole presenza di servizi rispetto all'esiguo numero degli ospiti previsti che possono raggiungere al massimo le 24 presenze. La superficie destinata alle suite infatti è di circa 230 m2 mentre quella coperta, destinata ai servizi, è circa circa 1.050 m2. L'obbiettivo di garantire un'attività alberghiera con tale livello qualitativo è stato ritenuto particolarmente interessante anche dal Servizio Turismo della Provincia Autonoma di Trento che ha monitorato sia lo sviluppo del progetto che quello delle opere, al fine di analizzare e di incentivare questo modello di sviluppo nel settore dell'ospitalità alberghiera in provincia di Trento. Dal punto di vista compositivo, l'intervento si è sviluppato secondo un carattere geometrico piuttosto accentuato che deriva direttamente dalla conformazione morfologica del sito. Infatti l'area originariamente era caratterizzata dalla presenza di un piccolo dosso a nord-ovest del lotto (frequentato in epoche preistoriche e protostoriche, origine del nome della struttura:"Castelìr") e da un leggero avvallamento verso est, tali episodi morfologici nella loro rappresentazione bidimensionale attraverso l'individuazione delle curve di livello danno origine a delle linee che assumono delle tipiche forme ad "S". Tale caratteristica ha suggerito al progettista di cogliere questo segno utilizzandolo come telaio compositivo nello studio dell'articolazione dei volumi corrispondenti al nuovo manufatto architettonico. Si è creato pertanto un corpo principale centrale, che funge da cerniera di collegamento tra i due elementi semi-circolari contrapposti secondo l'asse est-ovest. Questa prima scelta formale è stata mediata da una serie di considerazioni climatico-espositive nonchè da esigenze distributivo-funzionali.
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Platform Frame ideale per strutture prefabbricate
La nuova concessionaria BENELLI di Reggio Emilia è stata costruita con materiali biocompatibili superando difficoltà strutturali con una fase di progettazione esecutiva che si è rivelata vincente

a cura di Andrea Casellato


La struttura della nuova concessionaria BENELLI di ALGERI SERVICE SRL(1) di Reggio Emilia, è un edificio in legno a due piani con zona vendita a doppio volume, altezza interpiano di 4,2 m, solai con 6 m di luce e portata di 600 Kg/m2. Le travi del tetto, in legno lamellare, hanno una luce di 13 m ed andamento curvilineo, coprono un edificio interamente in legno dotato di ampie aperture in facciata, per un totale di 110 m2 di vetrate fuori standard (2,5x6 m). L'edificio è inoltre completato da un vano scala/ascensore in c.a. e un interrato di 180 m2 che avrà la funzione di officina.Tutte queste caratteristiche geometriche della struttura hanno portato alla luce diverse problematiche costruttive che sono state affrontate in maniera vincente durante la fase di progettazione esecutiva e coordinata da CASA2 SRL che avvalendosi di un qualificato team di tecnici ha curato la progettazione delle strutture in legno, i cementi armati e gli impianti tecnologici. Un costante colloquio tra azienda, progettisti e committente, ha favorito un ottimo risultato progettuale. Un mix di grande tecnologia, estetica, economicità e tempi di esecuzione da record. I lavori, infatti, sono iniziati nel dicembre 2007 con gli scavi del seminterrato e sono terminati a giugno 2008 con l'allestimento dei giardini e della terrazza estiva dell'adiacente ristorante. L'insieme degli interventi ha interessato la riqualificazione di un'area di 1500 m2. La presenza di vincoli planimetrici derivanti dalla forma del lotto e dalla presenza dell'edificio esistente adibito a ristorante, in adiacenza al quale si intendeva costruire il nuovo corpo di fabbrica, la necessità di dover gestire contemporaneamente tutte le problematiche riguardanti le strutture in legno quali i dettagli costruttivi dei nodi strutturali e l'alloggiamento degli impianti, hanno portato lo strutturista del legno e consulente di CASA2, Andrea Casellato, a scegliere la tecnologia del Platform Frame, reinterpretato tuttavia secondo schemi architettonici e strutturali poco riconducibili a tipologie correntemente utilizzate. Tutto questo ha richiesto l'utilizzo di strumenti di progettazione veloci e flessibili, senza i vincoli di schematismi preimpostati, ma in grado di accompagnare e coadiuvare il progettista durante tutto l'iter progettuale. Casellato ha utilizzato gli strumenti in dotazione al suo Studio, quali un software agli elementi finiti per il calcolo e dimensionamento delle strutture, ed hsbCAD, un software applicativo di AutoCAD, che consente di semplificare ed automatizzare il lavoro di progettazione delle pareti a telaio, assecondando con la massima libertà le ipotesi ed i vincoli decisi dal progettista stesso, senza però obbligarlo a scegliere uno schema strutturale specifico.
CREATIVITÀ STRUTTURALE SENZA SEGRETI
In un'intervista fiume in esclusiva, Giovanni Cenci parla di sé pubblicamente e ci consente di conoscere meglio il suo rispettoso pensiero per il legno

a cura di Gianni Cecchinato


Passando da Como ho cercato l'amico Giovanni Cenci(*) per un saluto e per un caffè in compagnia, ma era fuori sede, a Malgrate dalla Galli Legnami, dove l'ho raggiunto mentre faceva la prova colori per una passerella di servizio in legno, progettata per A.C.S.M. di Como, a "scavalco" della linea Ferrovie Nord Milano. È stata l'occasione per fare una chiacchierata sulle sue sperimentazioni strutturali in legno. Ecco il risultato di una lunga intervista in cui Giovanni Cenci sembra un fiume in piena nell'esprimere il suo pensiero riguardo l'uso della creatività in ambito strutturale. (Ndr: mi sono permesso trascrivere il dialogo con l'uso del tu per l'amicizia che ci lega da lungo tempo)
UN EDIFICIO ECO-SOSTENIBILE ALLE FALDE DELL'ETNA
In Sicilia grazie ad un network di professionisti si costruirà una casa bioclimatica in zona sismica

a cura di Giuseppe Palanga, Marco Terranova, Maurizio Follesa, Marco Pio Lauriola


Linguaglossa, piccola cittadina in provincia di Catania ai piedi dell'Etna, versante Sud - Est. Nel 2007 una giovane coppia commissiona al nostro studio la realizzazione di una casa unifamiliare in area agricola, con la consapevolezza che ci occupiamo esclusivamente di progettazione bioecologica. La richiesta, discussa e condivisa, prevedeva: · una ben definita organizzazione funzionale degli spazi interni; · un'elevata efficienza energetica; · l'impiego, per quanto possibile, di risorse naturali locali; · l'integrazione bioclimatica col contesto locale; · il ricorso a soluzioni di bioedilizia nella scelta di materiali, sistemi costruttivi ed impiantistici; · un'elevata sicurezza sismica. L'aspetto economico dell'intervento era, ed è tuttora, un parametro guida fondamentale. Dell'intero processo costruttivo veniva, infatti, richiesta un'analisi di fattibilità economica con l'obiettivo di verificare se fosse possibile la realizzazione di un edificio che rispondesse alle richieste del cliente con costi assimilabili a quelli di un intervento in edilizia convenzionale. Quella economica è stata la sfida più stimolante, in una regione in cui non si producono, e raramente vengono distribuiti, materiali per la bioedilizia e dove il mercato e le competenze tecniche specifiche non sono sviluppate al punto da creare condizioni di mercato favorevoli. Guidati dall'obiettivo di realizzare un edificio bioecologico ad alta efficienza energetica, le scelte relative al sistema costruttivo, ai materiali, alle componenti architettoniche e agli impianti tecnologici sono state effettuate in funzione di: · fattibilità economica; · reperibilità e disponibilità nell'immediato delle forniture di materiali e tecnologie; · semplicità di lavorazione; · disponibilità di maestranze locali con competenze adeguate. Chiarito lo scenario progettuale, abbiamo scelto di selezionare sistemi, materiali e tecniche che potessero attivare, a partire da questo intervento, economie locali e un interesse allo sviluppo del settore, al fine di poter operare, in futuro, in maniera più efficiente e rendere più efficaci i processi di trasformazione e valorizzazione bioecologica del territorio.
MODELLARE IL LAMELLARE ALLA MORFOLOGIA DEI LUOGHI
Il rifugio Roccolo Ventura con tetto a due falde è un chiaro esempio delle possibilità di curvatura dei materiali lignei

a cura di Emiliano Passeler


Noto, osservando la nuova architettura col legno, specie in montagna e collina, come il profilo della copertura sia oggi meno "spigoloso" e secco. Lo ski-line è diventato più morbido, aderente, quasi radente alla morfologia dell'ambiente, coll'intento di ridurre l'impatto ambientale e mimetizzare l'opera costruita. Questa tendenza è senz'altro consentita dalla possibilità del legno lamellare di lasciarsi curvare. Ovviamente il raggio di curvatura ha dei limiti, che sono dettati dallo spessore delle lamelle e si può ritenere valida la relazione r>180s, dove r è il raggio di curvatura ed s lo spessore delle lamelle. Ad esempio, per lamelle di 3-4 cm, il raggio di curvatura è compreso fra 6-7 m; per curvature più accentuate lo spessore delle lamelle deve essere molto sottile ed i costi di produzione lievitano in proporzione. Da tempo ALBE CASE, divisione della WOOD ALBERTANI spa, prosegue questa filosofia con lo sfruttare le possibilità di curvatura del legno. Già agli esordi (come documentato nel libro del professor Franco Laner "Il legno lamellare, il progetto", edito da Habitat legno), si proponeva lo sfruttamento di tale possibilità, specie nei casi dove fosse necessario ridurre i volumi da riscaldare (piscine ad esempio), attenuare l'impatto ambientale o annunciare, anche con doppie curvature, nuove possibilità espressive che la tecnologia del lamellare aveva in sé. Alcune recenti realizzazioni, anche di edilizia abitativa, adottano questa opportunità. Ovviamente questa nuova espressività offerta dalla curvatura degli elementi strutturali produce un distacco dagli archetipi costruttivi col legno e giocoforza l'intera opera subisce innovazione. Porto un semplice esempio. Mentre con il tetto tradizionale a due falde è possibile ricorrere alla ventilazione del pacchetto di copertura facendo uscire l'aria dal colmo, nel caso delle coperture curve è necessario ricorrere al pacchetto caldo, ovvero assegnare all'isolamento e alla massa il risparmio energetico per il riscaldamento ed il raffrescamento. L'irruzione della curva, al posto di angoli, spigoli, raccordi ad angolo apre dunque ad una nuova stagione di progetto, ma anche di materiali. Si pensi solo al vecchio, caro, coppo, che ha saputo perforare la coltre dei secoli, è di fatto impotente nei confronti dei nuovi profili. I sottotetti, caratterizzati da linee curve, aprono a nuove definizioni degli ambienti interni e dell'arredo.
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NELLA FORMAZIONE C'È IL FUTURO CHE PAGA
Intervista a Paolo Bortolotti, presidente uscente di Assolegno e nuovo membro del consiglio direttivo di Federlegno - Arredo

a cura di Gianni Cecchinato


Lo scorso 16 luglio è stato eletto il nuovo consiglio direttivo di FEDERLEGNO-ARREDO che affiancherà il presidente Rosario Messina nei prossimi tre anni. Paolo Bortolotti, presidente uscente di Assolegno, costituisce con Sergio Colombo e Roberto Migotto la terna di consiglieri delegati che affiancheranno il presidente nello svolgimento di un programma di lavoro che si può sintetizzare in un "necessario ed indispensabile collegamento tra gli organi istituzionali della Federazione e le diverse aree geografiche, oltre al compito di favorire forme intelligenti di promozione affinchè aumentino le imprese che si riconoscano nei valori e nei principi della Federlegno-Arredo". Il Consiglio Direttivo è quindi composto, oltre che dal presidente di Federlegno-Arredo, da Roberto Snaidero, ultimo past president della Federazione, dai tre nuovi consiglieri e dai dieci vice presidenti: Michele Ballardini, presidente Assoimballaggi; Giuseppe Bini, presidente Assopannelli; Alberto De Zan, presidente Assufficio; Piero Gandini, presidente Assoluce; Alberto Lualdi, presidente Edilegno-Arredo; Gianluca Marvelli, presidente Assobagno; Roberto Moroso presidente Assarredo; Paolo Ninatti, presidente Assolegno; Giampiero Paganoni, presidente Fedecomlegno e Pierpaolo Vaj, presidente ASAL. In questa intervista, rilasciata al direttore di T&P in Legno, Gianni Cecchinato, Paolo Bortolotti non solo lancia dei messaggi di fiducia al settore ma traccia le linee di un programma che riprende le fila di una tessitura iniziata circa tre anni fa.
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PEFC ITALIA: L'ASSOCIAZIONE DENUNCIA IL COMMERCIO ILLEGALE DEL LEGNAME CHE ARRIVA NEL TERRITORIO ITALIANO

a cura di Antonio Brunori


Secondo un recente comunicato del WWF, in Italia entra illegalmente molto legname proveniente da tagli non autorizzati dai governi locali o dalle autorità internazionali. PEFC Italia raccoglie e rilancia l'allarme del WWF e chiede all'UE di intervenire per interrompere questo commercio illegale che sta depauperando le foreste di mezzo mondo, ricordando inoltre che solo l'8% delle foreste mondiali è certificato per la propria buona gestione. Il problema interessa l'Italia esclusivamente per il fatto che importa ingenti quantità di legname per la propria industria nazionale, il 90% del proprio fabbisogno (l'import annuale di legname grezzo e semilavorato in Italia ammonta a ben 21,8 milioni di tonnellate, secondo dati FAO del 2005). Secondo lo studio del WWF un quinto del legname importato nei Paesi dell'Unione Europea (fra 26,5-31 milioni di metri cubi nel 2006) proviene da risorse illegali, e anche l'Italia è coinvolta in prima persona visto che viene importa ta una grande quantità di legname illegale che proviene dall'Africa, Asia e Sud America. Una situazione a cui da tempo è molto sensibile la Federlegno- Arredo, che più volte ha promosso verso i propri iscritti l'importanza della tracciabilità e della certificazione come soluzione a questo problema internazionale. Questi i dati più significativi: arriva in Italia il 14% del legname fuorilegge della Bolivia, il 24% di quello del Camerun, il 33% del legno illegale della Costa d'Avorio, il 25% di quello della Repubblica Democratica del Congo, il 36% dal Congo, il 24% dal Gabon, il 14% dall'Indonesia, il 13% dalla Thailandia, il 7% dalla Cina e il 5% dalla Malesia. Negli ultimi anni nel mercato illegale italiano si sono affacciati anche i paesi dell'est facendo entrare in Italia l'illegale che esce dalla Bosnia (42%) e Ucraina (11%). Sempre secondo questo studio, sono illegali il 23% dei prodotti legnosi importati dall'Europa dell'Est, il 40% di quelli del Sud-Est asiatico, il 30% del Sud America e fra il 36-56% dei prodotti che escono dal continente africano. Un mercato che provoca ingenti danni economici: la Banca mondiale ha stimato che il commercio illegale ha fatto perdere 10 miliardi di dollari al mercato mondiale di legname, e circa 5 miliardi di dollari l'anno di tasse governative evase. Il taglio del legname illegale è la prima causa dei cambiamenti del clima visto che il 25% delle emissioni di gas serra è imputabile alla degradazione delle foreste e alla deforestazione. È inoltre una forma di crimine organizzato che, oltre a sostenere altre attività illecite, danneggia pesantemente a livello economico le popolazioni locali che non hanno un ritorno dal taglio illegale, oltre a rischi ambientali come frane e alluvioni. Il PEFC Italia ribadisce ai Governi nazionali e all'Unione Europea, la necessità di incentivare la corretta gestione della risorsa forestale, di dire "no" con decisione ad ogni forma di commercio che non sia legale, attraverso più controlli, il rispetto delle leggi attuali e più certezze di provenienza dell'intera filiera del legno, dal bosco all'armadio che entra nelle nostre case. Per tale motivo l'entrata in vigore del DM 11 aprile 2008 predisposto dal Ministero dell'Ambiente e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale (n. 107 del 8 maggio 2008) è il passo giusto verso la trasparenza degli acquisti, il riconoscimento per le aziende italiane che hanno già la certificazione di tracciabilità e un segnale etico e morale per tutti i consumatori.
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FSC-ITALIA: IL GRUPPO AUTOGRILL PREDILIGE LA SOSTENIBILITÀ SU CARTA

a cura di Mauro Masiero


Il Gruppo Autogrill, il più grande operatore al mondo nei servizi di ristorazione e retail per chi viaggia ha deciso di stampare a basso impatto ambientale il proprio rapporto di sostenibilità in coerenza con gli obiettivi e le finalità tipici del documento. Per questo motivo ha deciso di servirsi di Gam Edit, stampatore certificato FSC, e di utilizzare carta FSC. Il Rapporto di Sostenibilità, giunto alla sua quarta edizione, è un documento che partendo dalla dimensione economica, pone in evidenza le politiche implementate dal Gruppo in campo sociale e ambientale da condividere con tutti gli stakeholder. Per la redazione del documento è stato utilizzato il Sustainability Package, il sistema di reportistica con cui vengono raccolti i dati e le informazioni sulla Sostenibilità secondo la linea guida del Global Reporting Initiative (GRI-G3). Oltre a definire un articolato set di indicatori per ciascuna delle performance - ambientale, economica e sociale - lo standard internazionale richiede un'autovalutazione sul livello di applicazione degli stessi nel documento. L'autodichiarazione prevede tre livelli (A, B e C in ordine decrescente) che riflettono il grado di applicazione della linea guida. La verifica indipendente da parte di KPMG, che ha inoltre valutato la coerenza delle informazioni con la documentazione aziendale di natura contabile e le informazioni e i dati sociali e ambientali, ha permesso di aggiungere un segno "+" al livello raggiunto. Il Gruppo Autogrill per il secondo anno consecutivo ha ottenuto dal Global Reporting Initiative lo status "B+ checked". Il Gruppo Autogrill riconosce l'importanza di salvaguardare l'ambiente circostante dagli impatti generati dalla gestione del proprio business. Sono sempre più numerose le organizzazioni che hanno scelto di utilizzare carta certificata FSC per stampare i propri rapporti: da Vodafone a Henkel, dall'ONG Cesvi al Comune di Udine. Autogrill nasce nel 1947: un diverso luogo di consumo specificatamente destinato agli automobilisti. Ad "inventarlo" è Mario Pavesi, ma in quei punti di ristoro si specchia tutta l'Italia del boom economico: la rete autostradale, la motorizzazione di massa e i nuovi consumi. Tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta la ristorazione autostradale italiana è gestita prevalentemente dalle aziende alimentari Motta, Alemagna e Pavesi. Autogrill è il primo operatore al mondo nei servizi di ristorazione e retail per chi viaggia. Con un giro d'affari di circa € 4,9 miliardi nel 2007, è presente in 43 Paesi, con oltre 5.300 punti vendita distribuiti in oltre 1200 location dove, ogni anno, 67.000 addetti servono più di 890 milioni di clienti. Il Gruppo è attivo prevalentemente nei canali aeroporti, autostrade e stazioni ferroviarie. Per visualizzare il rapporto: http://www.autogrill.com/sociale/sostenibilita.aspx?iis=1
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L'Hedera helix diventa una scultura
Un intreccio di rami che si presta alle più svariate interpretazioni: è questa la passione di Giuseppe Rossi che trasforma l'edera "strangolatrice" in vere e proprie opere d'arte per interni ed esterni

a cura di Tullia Benati


A vederle non ci si crede. Sembra impossibile che "Madre Natura" possa avere creato delle forme così belle, semplicemente per far crescere una pianta. Ma queste forme hanno qualcosa in più: imprigionano nell'intreccio dei rami un loro mistero, un messaggio per gli esseri umani, una sfida... a saperla cogliere. A carpire il segreto dell' intreccio d'edera è stato per primo Giuseppe Rossi, che della trasformazione di questa pianta in scultura ne ha fatto la sua passione. Un hobby originale e unico nel suo genere, tanto che le sue prime "opere" sono state acquistate dal Museo dei Tarocchi di Riola di Vergato (BO), un luogo di ritrovo per cultori di esoterismo. Chiunque le abbia osservate da vicino, infatti, afferma che aiutano alla meditazione perché incantano. Di certo questo intreccio di rami che salgono verso l'altro senza regole si presta alle più svariate interpretazioni: c'è chi ci vede un aggrovigliarsi di corpi, chi i fasci nervosi degli arti umani, chi la rappresentazione della contorsione della mente umana, come se ad ogni persona corrispondesse un'edera e ciascuno potesse scegliersi la propria, in base al proprio stato di confusione o "contorsione" mentale appunto (dato che ci sono numerose teorie psicologiche che affermano che nessuno di noi può considerarsi perfettamente "sano di mente"!). Una passione per Rossi, ex autotrasportatore ed amante della cam pagna e degli alberi, nata per caso: quando un vicino lo interpellò per aiutarlo nel taglio di alcune piante che avevano delle grandi edere attorcigliate intorno al tronco. In un primo tempo pensò che poteva realizzare delle travi artistiche per tetti, ovvero con le edere addossate, mantenendo il loro status naturale.
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MASTERCLIMADAY: concluso con successo il percorso di specializzazione della Libera Università di Bolzano

a cura di Elia Terzi


Il 28 giugno nella suggestiva sala panoramica del nuovo edificio della Libera Università di Bolzano gli studenti del Master Casaclima 2007-2008 (in foto con la coordinatrice prof.Cristina Benedetti) hanno concluso il loro percorso di specializzazione,durato più di un anno,presentando i lavori di tesi davanti ad una attenta e competente commissione esaminatrice. La giornata denominata MasterclimaDay è stata quindi un'opportunità per approfondire ed esporre le varie tematiche affrontate all'interno dei vari moduli del master. Nella rubrica di questo numero si è deciso quindi di dare spazio a tali argomenti,presentando gli abstract delle varie tesi nei quali vengono esposti in estrema sintesi i diversi contenuti che verranno poi sviluppati in maniera più approfondita nei prossimi numeri della rivista.
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ANCHE IN BASILICATA VANNO LE CASE IN LEGNO
Circa duecento progettisti della provincia di Potenza hanno partecipato al corso teorico-pratico sulla progettazione delle case con struttura in legno

a cura di Franco Carraro


L'interesse dei progettisti del sud Italia nei confronti delle case in legno sta crescendo giorno dopo giorno ed il corso organizzato a Tito Scalo (PZ) dalla Holz Building srl, della durata di una giornata, ne è stata la dimostrazione. Circa duecento progettisti, tra architetti, ingegneri e geometri, provenienti dalla provincia di Potenza, hanno potuto vivere un'esperienza, unica e per diversi la prima, vedendo e toccando con mano come nasce una casa a telaio o come si realizza una struttura in lamellare. Partendo dalle nozioni di base sulla fisica tecnica, i temi trattati sono "passati" attraverso l'uso di un software per la progettazione, con cui "ordinare" al centro di taglio cnc i pezzi da portare in cantiere, fino alla dimostrazione di come nasce una casa con il sistema a telaio. Il dato dei presenti è di tutto rispetto, ma significativo per l'interesse rigurado l'argomento, tenendo conto che le adesioni sono state 340 e che in concomitanza si tenevano incontri tecnici sulla sicurezza nei cantieri. La realizzazione di questo primo corso teorico-pratico di progettazione delle strutture in legno in Basilicata è stata possibile grazie alla disponibilità e alla lungimiranza dei presidenti degli ordini professionali della provincia di Potenza, in particolare del dott. ing. Michele Lapenna (Ordine degli Ingegneri), del dott. arch. Michele Graziadei (Ordine degli Architetti), del geom. Pasquale Salvatore (Ordine dei Geometri). I rappresentanti delle aziende fornitrici della Holz Building sono stati i docenti tecnici che hanno potuto fornire ai partecipanti le chiavi di lettura sui vantaggi delle costruzioni in legno e, nel contempo, hanno potuto dimostrare il grado di collaborazione e garanzia tecnica che possono assicurare sia al progettista sia al committente. Questo era l'obiettivo della giornata voluto dall'ing. Pietro Pietrafesa e da Ruben Gallo, rispettivamente responsabile dell'ufficio tecnico e responsabile di produzione della Holz Building, per fugare dubbi, paure, false verità e pregiudizi sul legno strutturale o sull'antisismicità delle case di legno.
LA CASA A STRUTTURA DI LEGNO: UN CD ROM PER IMPARARE AD EDIFICARE

a cura di Claudio Spada


Stile21, il Consorzio costituito nel marzo 2007 per iniziativa di un gruppo di aziende che opera nel settore delle strutture in legno, con l'obiettivo di sviluppare un approccio costruttivo integrato, finalizzato al benessere degli utenti (sede operativa a Spresiano - TV), ha attivato un manuale per la corretta costruzione delle abitazioni in legno. La qualità è alla base della filosofia del Consorzio che passa inevitabilmente attraverso l'individuazione di tecnologie e processi studiati e codificati con lŽintento di raggiungere sempre il risultato desiderato. è proprio in questo processo che si collocano i manuali di costruzione e di uso e manutenzione che diventano gli strumenti fondamentali di controllo del processo produttivo e di garanzia del risultato. Il manuale di costruzione, in particolare, è un valido documento che riporta i principi costruttivi seguiti e le soluzioni tecnologiche adottate sia per quanto riguarda la struttura portante sia per tutti gli aspetti inerenti la composizione stratigrafica dei vari elementi di chiusura. Con particolare riferimento alla qualità c'è da sottolineare che Stile21 utilizza per le sue costruzioni unicamente materiali certificati e qualificati da rinomati istituti italiani ed europei. Il manuale di costruzione è il documento tecnico di riferimento che racchiude i principi costruttivi del Consorzio. È composto da una parte introduttiva che sottolinea la filosofia dei soci, i presupposti e gli obiettivi che si prefiggono di raggiungere oltre ad una descrizione dei pregi del legno e dei vantaggi della costruzione di legno, seguita da una seconda parte più tecnica che riporta in una serie di schede in forma grafica i dettagli costruttivi adottati per gli edifici di Stile21.
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ultimo aggiornamento settembre 2008
 
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